PALAZZO FARNESE A CAPRAROLA

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Palazzo Farnese a Caprarola

Una delle zone che amo di più nel Lazio è quella del Viterbese. No, non è vero che lo dico sempre, il fatto è che a me piacciono un sacco di posti, ma in maniera diversa, e questi luoghi, soprattutto dal punto di vista naturalistico, hanno qualcosa di magico e fatato, che stimola la mia già iperattiva immaginazione. Tornerò sicuramente a proporvi mete e giri nella provincia, ma visto il freddo di questi giorni stavolta vi propongo una visita che si svolge in gran parte al chiuso: il Palazzo Farnese di Caprarola.
Vedo già che qualcuno storce il naso. Un palazzo del cinquecento con i bambini? Ma non sarà troppo noioso? E io vi rispondo che non lo è affatto, a patto di andare alla ricerca di tutte le cose curiose e strane che si celano al suo interno.

Fortezza o palazzo?
Una delle prime cose che colpisce il visitatore è la strana pianta dell’edificio, a forma di pentagono. Inoltre è facile capire che fu realizzato in due tempi. La parte bassa è costituita da grandi mura possenti, mentre la parte più alta è decorata e ricca come una villa. Il fatto è che all’inizio, questa per I Farnese doveva essere una fortezza, e quindi forte e facilmente difendibile, con i torrioni sugli angoli. Ma poi il cardinale Alessandro Farnese, nel 1555, decise di stabilirsi qui, e chiese ad un importante architetto del tempo , il Vignola, di costruire una villa così bella che tutti potessere subito capire quanto lui fosse importante, colto, e ricco. Fate osservare ai bambini la pendenza dei muri della fortezza, serviva a respingere le palle di cannone!

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Pentagono o cerchio?
Abbiamo detto che la pianta del palazzo è pentagonale. Entrando nel cortile interno invece ci ritroviamo in un …cerchio! Fu sempre Vignola a progettarlo; la sua intenzione era quella di ottenere un contrasto con l’aspetto massiccio della facciata, e creare un luogo di ingresso scenografico intorno al quale si sviluppano tutti gli altri ambienti, suddivisi nei vari piani secondo l’importanza degli inquilini, dalle sale della servitù e le cucine nei sotterranei, fino al piano nobile del cardinale. L’intento scenografico è raggiunto anche grazie a un gioco di arcate su due livelli, con aperture che inquadrano perfettamente gli elementi retrostanti.

Una scala per i cavalli
Al piano nobile il cardinale doveva salire “nobilmente” e per questo gli serviva una scala adatta. Vignola allora progettò un’enorme scala a chiocciola, tutta affrescata e con colonne di marmo peperino, talmente bella che prese il nome di “scala regia”. Ma oltre ad essere bella era anche comoda: aveva gradini così larghi e bassi che il cardinale poteva salire fino alle sue stanze direttamente a cavallo!

La scala del saccoccio
Nei palazzi del ‘500 i nobili facevano di tutto per rimarcare il fatto di essere superiori e diversi rispetto alle altre persone. Per questo le scale che portavano la servitù dal piano basso (dove c’erano le abitazioni) fino ai piani superiori, erano nascoste all’interno delle spesse pareti.
Una di queste scale però aveva una particolarità: sul corrimano c’era una sorta di scanalatura che serviva a trasmettere velocemente bigliettini con istruzioni da eseguire facendoli rotolare in sacchetti riempiti di sabbia. Per questo la scala è detta “del saccoccio”.

La sala del Concilio di Trento
Nel palazzo si fa un grande uso di giochi prospettici e trompe l’oeil, con finte strutture architettoniche che incorniciano paesaggi. Ma in questa sala rischierete di entrare in una porta che …è solo dipinta! Lo stesso vale per le colonne ai quattro angoli, bisogna davvero avvicinarsi per rendersi conto che sono solo in due dimensioni.

La sala degli echi
Le illusioni però non sono solo prospettiche, ma anche acustiche. In questa sala sono stati creati volutamente degli effetti molto bizzarri, che potete divertirvi a sperimentare con i bambini. Se ci si mette al centro del pavimento, e una persona si mette su uno dei lati, quella al centro non sentirà nulla, ma se le due persone si avvicinano a due angoli opposti e bisbigliano qualcosa rivolti verso la parete, le parole giungeranno all’orecchio dell’altro come se fossero pronunciate direttamente nell’orecchio. Provare per credere!

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La sala del mappamondo
In questa sala il cardinale Farnese ha voluto celebrare la conoscenza del mondo dell’epoca. Non dimentichiamoci che il viaggio di Colombo risaliva a qualche decennio prima e che la scoperta delle Americhe aveva cambiato l’economia, la cultura, la politica e la stessa concezione dell’Universo e della Terra. Sul soffitto c’è un bellissimo affresco con i segni dello Zodiaco: nel ‘500 infatti l’astrologia era un affare molto serio, non solo le stelle venivano consultate per importanti decisioni, ma la scienza, la filosofia e l’arte erano strettamente intrecciate con questo studio.
Guardando le carte provate a giocare riconoscendo i vari paesi come erano conosciuti allora e fate il confronto con le conoscenze di adesso. Non vi sembra che manchi un continente? E quale?

Le fontane in casa
Possiamo facilmente immaginare che i palazzi del ‘500 avessero bisogno di grandi camini, visto che il fuoco era l’unico modo per scaldarsi e fare luce la sera, ma le fontane? Ai diversi piani del palazzo ci sono fontane magnifiche, orgoglio del cardinale che riusciva a farsi portare l’acqua fino in alto, in un’epoca in cui il popolo aveva a disposizione solo le fontane comuni (se si era fortunati).

I giardini
I magnifici giardini del palazzo meritano sicuramente una visita. Anche questi rispondono ai criteri scenografici dell’epoca, con giochi d’acqua, ninfei, arte topiaria e giochi floreali di labirinti e colori. Sono però chiusi la domenica e i festivi. Se desiderate visitarli durante il fine settimana meglio andare di sabato.

Per informazioni su orari, costi e indicazioni potete consultare il sito
http://www.caprarola.com/caprarola/orai-e-biglietti-per-il-palazzo-farnese.html

Fuoriporta è una rubrica a cura di Anna Lo Piano
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Anna Lo Piano vive a Roma da quando aveva quattro anni, e ancora oscilla tra la voglia di scappare e l’amore smisurato per questa città. Appassionata di viaggi e di storie, non fa nessuna distinzione tra le due cose. Scrive libri per bambini, articoli per il web. Il suo blog è: piattinicinesi.com.

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