VERO, FALSO, MERAVIGLIOSO. UN PERCORSO TRA LE ILLUSIONI OTTICHE DI ROMA

pubblicato in: turisti per gioco | 0

140116_verofalso2

Trasformare la realtà dando vita a ciò che è inanimato, rendere bello il brutto e grottesco il cattivo, ingrandire il piccolo e avvicinare ciò che sarebbe altrimenti irraggiungibile, è uno dei poteri dell’arte, che da sempre sfrutta la capacità delle linee, dei colori e delle proporzioni per illudere l’occhio e la mente. Cadere nel tranello e scoprire poi il trucco può essere un bel gioco da fare con i bambini, sia piccoli che più grandi. Vi propongo allora di andare alla ricerca delle illusioni ottiche nella pittura e nell’architettura di Roma.

Galleria prospettica di Borromini a Palazzo Spada
Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, ospita al suo interno una bella Galleria di opere e quadri, ma soprattutto, ed è quella che ci interessa, la Galleria prospettica costruita da Borromini tra il 1652 ed il 1653 su richiesta del proprietario del palazzo: il cardinale Bernardino Spada.
Provate a mettervi davanti all’arco d’ingresso. La statua che sta in fondo vi sembrerà enorme, e la galleria lunghissima, almeno 30- 35 metri. In realtà è tutta un’illusione. Il colonnato misura, infatti, appena 9 metri e la statua sullo sfondo è in realtà una…statuetta alta meno di mezzo metro. Ma com’ è possibile? Il fatto è che Borromini ha sfruttato un trucco molto usato anche per le scenografie teatrali e cinematografiche, ovvero la prospettiva accelerata. Le file di colonne ai due lati della galleria non sono parallele ma convergenti, così come convergono anche il pavimento ed il soffitto a botte, dando al nostro occhio l’illusione di una distanza che non esiste.
Per informazioni su orari e costi delle visite, potete consultare il sito.

140117_gallspada

Scala Regia e Colonnato di San Pietro
Potevo parlare di Borromini e tacere del suo eterno rivale Bernini? La par condicio mi impone di rimediare, tanto più che Bernini, per la ristrutturazione della Scala Regia in Vaticano, si ispirò proprio alla prospettiva accelerata di Palazzo Spada.
Qui non si trattava di creare la magnificenza, visto che la scala era monumentale, ma di accentuarla e di darle un significato simbolico. Per farlo Bernini aumenta con ritmo crescente le aperture che illuminano la scala. In questo modo la cima sembra allontanarsi,e la luce indistinta della sommità ricorda l’ascesa spirituale dei fedeli verso Dio.
Genio prospettico e un sapiente uso del simbolismo si riscontrano anche dietro l’ideazione del colonnato di Piazza San Pietro.
Nel progettare la piazza Bernini aveva diversi problemi da risolvere. La facciata della basilica era troppo larga rispetto all’altezza e andava riequilibrata, la cupola di Michelangelo doveva essere ben visibile, così come la loggia delle benedizioni, bisognava rispettare i criteri di funzionalità per ospitare le processioni ed offrire riparo ai pellegrini. E tutto senza “sforare il budget”. Un altro si sarebbe scoraggiato, ma Bernini risolse tutto con una serie di asimmetrie ed illusioni prospettiche, come la parte trapezoidale davanti alla facciata con i due lati divergenti che danno l’illusione di avvicinare la piazza alla facciata e doppio colonnato a pianta ellittica. In particolare l’allineamento delle colonne dei due emicicli è calcolato sui raggi dell’ellisse, il cui centro è indicato con una piastrella circondata da un anello di marmo. In questo modo, in base ad una serie di calcoli geometrici e prospettici, chi attraversa la piazza vede le colonne aggregarsi e distanziarsi, creando una sensazione di movimento e di alternanza tra pieni e vuoti. Cercate le piastrelle che indicano i fuochi e chiedete ai bambini di guardare le colonne: invece delle due file ne vedranno solo una. L’altra, grazie all’illusione ottica, rimane totalmente nascosta.

La finta cupola della Chiesa di Sant’Ignazio
Poveri architetti del barocco, costretti ad inventarne sempre di nuove per soddisfare i capricci dei committenti! Ma anche i pittori avevano il loro carico di problemi, soprattutto quando si trattava di fare miracoli facendo apparire qualcosa dal nulla. Un esempio di questa magica abilità la troviamo nella Chiesa di Sant’Ignazio. Edificata nel 1626 sotto la supervisione del famoso architetto Carlo Maderno, rimase senza cupola per mancanza di fondi. Il pittore Andrea Pozzo, gesuita, fece allora ricorso ad un virtuosismo prospettico. Cercate il segno sul pavimento all’incrocio tra la navata principale ed il transetto ed alzate gli occhi verso il soffitto. Vedrete una cupola che però, man mano che vi spostate sui lati, torna ad essere una superficie rigorosamente piatta.

140117_serraturaIl buco della serratura
Rimaniamo in tema di cupole, anzi di “cuppolone.” Il modo più sorprendente per ammirarlo è senza dubbio dal buco della serratura del portone d’accesso alla Villa del Priorato nella Piazza Cavalieri di Malta, sull’Aventino. Mettetevi in fila e avvicinate l’occhio al famoso buco, vi apparirà in tutto il suo splendore la Cupola di San Pietro incorniciata dalla vegetazione dei giardini.

Villa di Livia
Il nostro giro fino ad ora ha toccato esempi del barocco e del settecento, ma le illusioni prospettiche erano diffuse anche in epoca classica. Al secondo piano del Palazzo Massimo alle Terme si possono ammirare gli affreschi che adornavano la stanza di Livia, nella sua villa di prima Porta. Per adornare questa sala seminterrato, che doveva servire a ripararsi dal caldo nei periodi estivi, la moglie dell’imperatore Augusto aveva chiesto immagini che creassero l’illusione di essere all’aperto. Su uno sfondo verde azzurro, sono dipinti alberi, piante e animali, ognuno con un suo simbolo. Un gioco di luci permette di rivivere in pochi minuti le diverse sensazioni visive dovute al ciclo del sole nel corso di un’intera giornata.
Chiedete ai bambini di immaginare in che momento del giorno si trovano, e poi giocate a riconoscere i dettagli naturali ed i loro significati confrontando l’affresco con la tavola esplicativa all’ingresso della sala.
link

 

Turisti per gioco è una rubrica a cura di Anna Lo Piano

Anna Lo Piano vive a Roma da quando aveva quattro anni, e ancora oscilla tra la voglia di scappare e l’amore smisurato per questa città. Appassionata di viaggi e di storie, non fa nessuna distinzione tra le due cose. Scrive per grandi e bambini, ha un blog piattinicinesi.com e una casa editrice www.pianopianobooks.com.

 

 

Lascia una risposta

*