STRENNE, PRESEPI E ANTICHI MESTIERI

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anna lo piasno - turisti per gioco

Se c’è un periodo dell’anno in cui detesto vivere a Roma è proprio quello pre-natalizio. No, non sono Uncle Scrooge, è solo che i livelli di traffico, rumore e irritabilità raggiungono limiti insopportabili. Amo invece da morire le giornate post-festive, dal 26 in poi, quando gli animi si placano, le visite di cortesia ed i pranzi obbligati sono finiti, e ci si vede con gli amici. Sono questi per me i giorni più belli, quando Roma è ancora tutta adorna e si respira l’aria di festa, ma in strada c’è meno gente, l’atmosfera è più rilassata, e si può apprezzare fino in fondo un giorno di ferie extra ed una passeggiata in centro, anche con i bambini. E proprio per loro ho immaginato questo percorso tra le vie del centro, alla ricerca del kitsch natalizio (che io adoro) ma anche delle vecchie tradizioni. Ancora prima del Natale cristiano infatti, i romani festeggiavano in questo stesso periodo, dal 17 al 23 dicembre, i Saturnali. Era il periodo dell’anno che segnava l’ingresso dell’inverno, ma anche la rinascita, perché da questo momento le giornate avrebbero ricominciato ad allungarsi. Luci, banchetti, scambio di regali : le strenne, spettacoli, ed una generale aspirazione all’egualitarismo che si traduceva nel sovvertimento – almeno per questo periodo – delle regole e delle classi sociali, sono tutti elementi che ritroviamo ancora oggi.

Il punto di partenza, non c’è bisogno di dirlo, è Piazza Navona: se siete di Roma, ritroverete ricordi della vostra infanzia, altrimenti, fatevene di nuovi con i vostri figli. Cominciate dai banchi artigianali, dai Babbi Natale, dalle Befane sulle scope, dal carbone dolce, e fermatevi ad ammirare il presepe allestito dall’Associazione Italiana Amici del Presepio dando un nome ai monumenti della scenografia, ma anche ai mestieri rappresentati dai vari personaggi, e poi partite per una caccia al tesoro che ho pensato per i piccoli lettori, ovvero i bambini della prima, che sentono il bisogno di leggere qualunque scritta, insegna, manifesto elettorale o graffito che sia. Scatenateli alla ricerca dei nomi delle strade che conservano le tracce della disposizione delle botteghe artigiane, alcune delle quali ancora attive fino a qualche anno fa. Le varie categorie erano infatti riunite in corporazioni chiamate Universitas, e per reciproca protezione, comodità di rifornimento o per obbedire alle disposizioni papali, tendevano raggrupparsi geograficamente. Munendovi di mappa (cartacea o digitale, fate voi) guidateli senza forzarli, e lasciate che siano loro a scoprire le targhe, e ad indovinare i mestieri che si nascondono dietro quegli strani nomi. Partendo da Piazza Navona troverete via degli Staderari, dove c’erano le botteghe di fabbricanti di stadere, ovvero le vecchie bilance, via dei Sediari, fabbricanti di sedie, dei Canestrari, che intrecciavano canestri, dei Leutari, ovvero i liutati, che fabbricavano strumenti musicali, dei Baullari, che costruivano bauli, dei Cappellari, dei Balestrari, artefici delle balestre, antiche armi fatte utilizzando i nervi di bue, via dei Chiavari, che facevano chiavi (e a volte, pare, le contraffacevano anche, rendendosi complici dei ladri), il vicolo dei Chiodaroli, i chiodi che venivano costruiti manualmente uno ad uno, la via dei Giubbonari che cucivano le giubbe, dei Catinari, che vendevano catini e stoviglie, dei Funari che intrecciavano le corde, dei Falegnami, e infine delle Botteghe Oscure, il cui nome, derivato dal latino :ad apothecas obscuras, si riferisce alle attività commerciali ricavate negli spazi senza finestre tra le rovine del Teatro Balbo durante il medioevo.

A questo punto se vi sentite di completare il giro con una visita archeologica, andate alla Cripta Balbi, a toccare con mano la storia delle abitazione delle attività commerciali della zona. Altrimenti (o in aggiunta, perché rinunciare a qualcosa?) fermatevi a gustare qualcosa di buono. Pizza bianca o scrocchiarella al Forno Roscioli, se preferite il salato, o un tartufo a dimensione familiare (nel senso che uno vi basta per tre o quattro) ai Tre Scalini tornando a Piazza Navona.

 

Turisti per gioco è una rubrica a cura di Anna Lo Piano

Anna Lo Piano vive a Roma da quando aveva quattro anni, e ancora oscilla tra la voglia di scappare e l’amore smisurato per questa città. Appassionata di viaggi e di storie, non fa nessuna distinzione tra le due cose. Scrive per grandi e bambini, ha un blog piattinicinesi.com e una casa editrice www.pianopianobooks.com.

 

 

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