FUMO, FUMONE E POLENTA FUMANTE

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Il freddo e l’umido questi ultimi giorni più che far venire voglia di gite fuori porta inducono a starsene a casa magari con un bel té caldo, ma chi ha il fuoco sotto i piedi scalpita anche in caso di clima avverso. Allora per questa fine di novembre ho pensato ad un itinerario ciociaro, a poco più di un’ora da Roma (si prende l’A1 verso Napoli e si esce ad Anagni Fiuggi, poi è tutto nei dintorni), che mantiene intatto il suo fascino sia in caso di nebbiolina umida che di cielo terso e freddo pungente. Vi propongo alcune mete tra le quali scegliere a piacere, in base ai vostri interessi e alle ore di luce a disposizione, che in questo periodo sono poche, ed una irrinunciabile: una sosta in un buon ristorante ciociaro a scoprire il piacere di polenta, carne alla brace, fini fini, salsicce, verdure amare e torte di frolla. Si mangia bene e si spende poco (almeno rispetto a Roma) sempre, ma in questo periodo ancora di più grazie alla prima rassegna enogastronomica “Autunno a tavola in Ciociaria” (link).

Il castello di Fumone
La prima tappa che vi propongo è Fumone. Questo piccolo borgo, con le sue stradine tortuose e le case di pietra, e soprattutto i suoi 800 metri di altezza, ha avuto un ruolo strategico fondamentale. Da qui, infatti, era possibile dominare il territorio circostante, ed avvertire, tramite segnali di fumo, i paesi vicini se il nemico – chiunque fosse – si avvicinava con intenzioni minacciose. Fu importante per i Romani durante le guerre con i Sanniti, poi con Annibale, che si era stabilito a Capua, e infine nel corso delle invasioni barbariche. Intorno all’anno mille fu donato da Ottone 1° di Germania al Papa, e da allora divenne avamposto dello stato pontificio per 500 anni. Qui fu rinchiuso Celestino V da Bonifacio VIII, suo successore dopo “il gran rifiuto”, per timore che la propria autorità venisse messa in discussione. Il castello è da tempo di proprietà dei marchesi Longhi, che ne lo hanno aperto al pubblico e adibito all’organizzazione di eventi. Oltre alle sale d’epoca e alle prigioni, ai bambini piacerà moltissimo il giardino pensile del 1600 da cui si gode una vista incredibile, e se hanno almeno 9/10 anni (età in cui si sviluppa il gusto per le storie di mistero) anche il racconto della misteriosa morte, nell’800, di un bambino della famiglia, Francesco Longhi Castani, il cui corpo imbalsamato si trova nell’archivio del castello. Informazioni e orari li trovate sul sito (http://www.castellodifumone.it/). Potete abbinare la gita a Fumone con una passeggiata ad

Anagni
Città antichissima, importante già all’epoca degli Ernici, popolazione pre-romana di queste zone, Anagni è famosa per essere stata sede pontificia sotto ben quattro papi nel periodo medievale, e teatro dell’episodio storico dello “schiaffo d’Anagni”, schiaffo pare soprattutto morale, che vide Filippo il Bello re di Francia tenere prigioniero Bonifacio VIII minacciando di portarlo a Parigi con la forza. Poi il papa fu liberato, ma la sua morte a pochi mesi di distanza fece sì che la sede papale fosse trasferita ad Avignone. La città è un gioiello medievale, se i vostri figli scalpitano e non vi permettono di visitare tutto con calma gustatevi l’atmosfera, l’architettura delle facciate e delle piazze, arrivate fino alla casa Barnekow, uan casa medievale restaurata da un pittore svedere nell’800, che ha una facciata piena di simboli, e non perdetevi per niente al mondo i bellissimi affreschi della Cripta nella Cattedrale, che da soli valgono la gita.

Trisulti
La certosa di Trisulti è un piccolo gioiello di architettura monastica. Le sue origini risalgono all’anno mille, quando fu fondata da un monaco benedettino in un’area isolata e selvaggia che era già meta di eremitaggi. I chiostri, i giardini, la natura che la circonda ne fanno una meta ideale anche con i bambini, e mi raccomando non perdetevi il pezzo forte: la farmacia con gli scaffali pieni di erbe e vasi antichi ed anche un gioco enigmistico nascosto tra le pareti (un quadrato magico in cui le lettere, in qualsiasi direzione vengano lette, danno sempre le stesse parole). Nei dintorni, oltre al paesino di Collepardo, potete fare una breve escursione al santuario della Madonna della Cesa. Se avete voglia di camminare parcheggiate la macchina al Ponte dei Santi e percorrete in sentiero che costeggia il fiume, ma solo se avete buone scarpe e il clima è asciutto.

Grotte di Collepardo
Se poi invece più che la storia e le atmosfere medievali avete voglia di natura, oltre al percorso dei Santi fate una visita alle Grotte di Collepardo, dette anche Grotte dei Bambocci per le strane figure che formano le stalagmiti e le stalattiti. Anche qui scarpe buone e ben coperti per una visita tranquilla ed adatta a tutti, anche ai più piccoli. L’ultimo ingresso in questo periodo è alle 16, quindi programmate per essere lì sul presto. Sul sito trovate altre informazioni.

E se una domenica non vi è bastata e sentite la voglia irrefrenabile di tornare non temete, di cose da vedere ancora ce ne sono tantissime. Appuntamento alla prossima gita, allora!

 

Fuoriporta è una rubrica a cura di Anna Lo Piano
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Anna Lo Piano vive a Roma da quando aveva quattro anni, e ancora oscilla tra la voglia di scappare e l’amore smisurato per questa città. Appassionata di viaggi e di storie, non fa nessuna distinzione tra le due cose. Scrive libri per bambini, articoli per il web. Il suo blog è: piattinicinesi.com.

Una Risposta

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