CLEOPATRA, GLI OBELISCHI E IL FASCINO DELL’EGITTO

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Da quando tengo questa rubrica ricevo tantissime segnalazioni e suggerimenti, e questo mi fa molto piacere (continuate così, mi raccomando). Da più parti, per esempio, avevo raccolto commenti entusiasistici sulla mostra su Cleopatra al Chiostro del Bramante, e Laura di Napoliperbambini mi aveva confermato che i suoi figli (9 e 6 anni) si erano molto divertiti, anche grazie alla presenza di audioguide gratuite pensate apposta per loro.
Dopo averla visitata, mi sento di consigliarla a mia volta. Primo perché non c’è bambino, per quanto svogliato, che possa rimanere indifferente al fascino dell’antico Egitto, tra mummie, sarcofagi, geroglifici e divinità misteriose metà umane e metà animali. Secondo perché la mostra è concepita bene ed allestita in modo accattivante, e la voce dell’archeologo sbadato che accompagna i più piccoli alla scoperta dei pezzi principali esposti è davvero divertente. Terzo perché racconta non solo la vita ed il ruolo storico e politico di Cleopatra, spiegando le ragioni del mito legato al suo personaggio, ma anche e soprattutto la commistione di culture, credenze e stili di vita che c’erano allora nel Mediterraneo, ed in particolare a Roma. L’Egitto ellenizzato dei Tolomei esercitava per i Romani un fascino pari a quello che esercita oggi su di noi, e non solo se siamo bambini. Roma è ed è sempre stata una città aperta ai viaggiatori e agli stranieri. Nei suoi porti attraccavano non solo navi cariche di merci provenienti da ogni angolo del mondo allora conosciuto, ma anche storie, vite, esperienze, e divinità. Il culto di Iside, dea della navigazione, della morte e della vita, prototipo della dea madre, si diffonde a Roma fin dal primo secolo a.C. Diversi sono i templi a lei dedicati: gli Isei, il più famoso dei quali è l’Iseo Campense, nella zona di Campo Marzio. Nel corso degli anni il suo culto viene a più riprese vietato, ripristinato e trasformato sovrapponendosi alle divinità romane, fino ad essere proibito con l’editto di Costantino.

Gli obelischi di Roma
Dell’Iseo Campense a Roma rimangono diverse tracce, quindi vi propongo un percorso a misura di piccoli piedi nelle vie del centro, a breve distanza dalla mostra.
Dirigetevi verso Piazza Navona, dove si trova l’Obelisco della fontana dei quattro fiumi (uno dei quali è proprio il Nilo, chi lo riconosce?). Costruito a Roma sotto Domiziano, l’obelisco faceva parte di un tempio di Iside, poi fu spostato a Caracalla e infine fu posto da Bernini sulla sua fontana.
ROMA - Obelisco egiziano di 35 metri: il più alto tra gli 11 obelischi presenti nella cittàIl percorso prosegue fino ad arrivare al Pantheon, dove si trova un obelisco eretto da Ramsete II a Heliopolis e portato a Roma da Domiziano. Poco distante,nella piazza della Minerva, c’è la famosa statua chiamata “il pulcino della Minerva” ovvero l’obelisco sull’elefantino, costruita su progetto sempre di Bernini con un obelisco di granito rosa realizzato in Egitto e ritrovato nel convento dei domenicani lì accanto. Questi obelischi ci fanno capire come anche nel ‘600 i Romani continuavano a subire il fascino dei misteri dell’Egitto antico, e quando trovavano degli obelischi o altri elementi egiziani li mettevano nelle loro statue per abbellirle e renderle più preziose. Altre volte, invece, non capivano l’importanza dei resti che trovavano, e visto che erano sempre pronti a prendere in giro tutti e scherzare su ogni cosa, inventavano nomi e storie strane. Per esempio la chiesa di Santo Stefano del Cacco si chiama così perché sulla facciata si trovava la statua del dio Anubis, con la testa di cane. Vedendola, però, le persone pensarono che fosse una scimmia, un macaco, e da lì, storpiatura dopo storpiatura, venne questo strano nome “cacco”. La via di Piè del marmo, invece, si chiama così perché qui fu trovato (e si trova ancora) un enorme piede di marmo. Tutte queste statue facevano probabilmente parte dell’iseo Campense, che stava da queste parti, così come la statua della gatta che si può vedere sul cornicione di un palazzo a Via della Gatta, e la statua che si trova a Piazza San Marco, di fronte alla scalinata del Campidoglio, e che i Romani chiamavano Madama Lucrezia, e che invece era una rappresentazione di Iside o di una sua sacerdotessa (riconoscete il nodo iseo sul busto?). Se volete fare tutto il giro degli obelischi vi rimando alla guida scaricabile del sito ufficiale del comune di Roma. Ma per i piccoli appassionati non posso non suggerire una visita alla sezione egizia dei Musei Vaticani, e una passeggiata fino ad Ostiense per vedere da vicino la Piramide di Roma, ovvero la tomba che un ricco signore del I secolo a. C. si fece costruire a forma di piramide proprio influenzato dalla moda egiziana, che spingeva i Romani a fare tutto quello che si faceva dalle parti del Nilo.

A casa poi, potete continuare l’avventura con un gioco online della BBC, The Mommy Maker, che vi farà imparare tutti i dettagli sulla mummificazione, ripescare il sempreverde Asterix e Cleopatra (scusate ma io non resisto a quell’album, mi fa troppo ridere) e leggere (dai 9-10 anni) Il mio cuore e una piuma di struzzo di Teresa Buongiorno, una magnifica storia sui riti funerari dell’antico Egitto, appassionante e pieno di informazioni.

 

Turisti per gioco è una rubrica a cura di Anna Lo Piano

Anna Lo Piano vive a Roma da quando aveva quattro anni, e ancora oscilla tra la voglia di scappare e l’amore smisurato per questa città. Appassionata di viaggi e di storie, non fa nessuna distinzione tra le due cose. Scrive per grandi e bambini, ha un blog piattinicinesi.com e una casa editrice www.pianopianobooks.com.

 

 

Una Risposta

  1. era già in programma una visita, il tuo post mi ha incuriosito ulteriormente, grazie

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